La chiesa del Signore dell’Olmo ha origini antichissime, dai testi dell’Ingala si apprende che il Crocifisso si trovasse già nella chiesa della Madonna dell’Itria, e che fosse il patrono di Mazzarino prima del 1125.

 

Leggende e credenze popolari ruotano attorno a questa secolare festa che si svolge in pieno giorno ogni seconda domenica di maggio.

Si tratta di leggende legate al Cristo e alla Chiesa ma anche alla "vara" che porta in processione il simulacro, racconti che rendono ancora più suggestiva questa antica tradizione religiosa e popolare.

Iniziamo dalla leggenda più popolare da cui deriva il nome di chiesa del Signore dell’olmo.

 

Essa narra di una banda di malandrini, provenienti da Piazza Armerina, che in epoca imprecisata, penetrò nella chiesa per asportarne il Crocifisso. Uno di essi, possedeva una verga di olmo che pose nell’atrio della chiesa. Mentre essi perpetravano il delitto, la verga germogliò e divenne albero. Uscendo dalla chiesa, i ladri credendo di trovarsi in tutt’altro sito, spaventati lasciano il bottino”.

 

Col tempo l’albero crebbe, fino al 1880, quando il canonico Don Luigi Farinello per rendere la chiesa più areata lo fece divellere. Nel 1939 per ripristinare la tradizione e per dare senso all’antica leggenda il canonico Luigi Pardo, fa ripiantare un albero di olmo tutt’ora esistente, nel cortile della sacrestia.

Nel 1693 viene fatto costruire il fercolo e viene istituita la processione per le vie della città.

 

Si narra infatti che “dopo il terremoto del 1693, il popolo ed il magistrato cittadino fanno voto perpetuo di portare in processione la prima domenica di maggio il Crocifisso, in segno di ringraziamento per aver evitato alla popolazione gravi calamità”.

 

 Legata alla festa abbiamo un’altra leggenda:  

 

“In un anno imprecisato, un certo Branciforte, signore di Mazzarino, ritornando via mare da Malta, si imbattè in una tempesta, e promise al Crocifisso che se si fosse salvato, avrebbe fatto costruire una “vara” pesante che sarebbe poi stata portata in processione da 100 servi scalzi e ignudi”.